I politici italiani sanno l’inglese?

Solo il 10% degli italiani giudica il livello di inglese dei politici sopra la sufficienza

Un recente studio, realizzato dall’accademia online ABA English tra 1.000 studenti italiani, rivela che:

  • Il 90% degli italiani ritiene che un Presidente del Consiglio debba saper parlare inglese
  • L’85% degli intervistati ritiene che né i governi di destra né quelli di sinistra abbiano realizzato politiche linguistiche adeguate 
  • Per l’89% il livello di inglese dei politici limita l’influenza dello Stato italiano nelle relazioni internazionali

Milano, 10 febbraio 2016 – La politica italiana si è recentemente occupata di riformare la scuola pubblica. Ma se fossero i politici a tornare sui banchi di scuola, che voto gli darebbero gli italiani in inglese? ABA English, accademia online con oltre 6,2 milioni di alunni, ha deciso di condurre uno studio tra 1000 studenti della penisola per capire il legame tra l’inglese e il mondo politico agli occhi degli italiani.

L’importanza dell’inglese

Quasi la totalità degli intervistati (90%) ritiene che sia necessario per un Presidente del Consiglio saper parlare inglese a un buon livello (70%) o addirittura essere bilingue (20%). Il restante 9% si accontenterebbe che il Presidente del Consiglio capisse bene la lingua di Shakespeare, mentre praticamente nessuno ritiene che parlare inglese al giorno d’oggi per un capo di stato non sia necessario (1%).

L’inglese tanto discusso dell’attuale Presidente del Consiglio sembra questa volta passare la prova. Infatti, per il 53% del campione il livello di inglese di Matteo Renzi è intermedio e per il 6% avanzato. Per meno della metà (41%) si tratta di un livello principiante.

L’inglese dei politici italiani

Viste le premesse, ci si aspetterebbe che il livello di inglese dei politici italiani sia elevato, eppure solo il 10% degli intervistati ritiene che i politici parlino bene inglese. Per il restante campione il livello di inglese della classe politica è appena sufficiente (71%) o addirittura insufficiente (19%). I politici italiani non sono però i soli rimandati a settembre, infatti se per il 58% l’Italia è il fanalino di coda dell’Europa, il 40% ritiene che a fare compagnia ai politici italiani ci siano i governanti di altri paesi mediterranei quali Francia e Spagna. Solo il 2% degli intervistati afferma che i politici italici siano quelli che meglio parlano inglese in Europa.

A dare speranza ci pensano le nuove generazioni di politici che secondo il 57% degli italiani sono più preparati a livello linguistico delle precedenti generazioni. Per il restante 43% non vi è differenza.

L’inglese non conta alle urne ma nello scacchiere internazionale si

I politici italiani possono però continuare a dormire sonni tranquilli perché nonostante l’importanza attribuita alla lingua di Shakespeare nel mondo d’oggi, quando si tratta di votare più della metà degli italiani non è influenzata dal livello d’inglese del candidato (56%). Solo per il 7% la conoscenza della lingua straniera è un fattore decisivo mentre il restante 37% pur considerandolo un fattore importante non lo ritiene decisivo nella scelta.

Se l’inglese non sembra essere un elemento fondamentale alle urne, lo è quando si tratta di relazioni internazionali. Infatti, solo per l’11% degli intervistati il livello di inglese dei politici non è un elemento che limita l’influenza dello Stato italiano rispetto alla comunità internazionale. Per gli altri la scarsa conoscenza dell’inglese è sicuramente un limite (34%) o per lo meno lo è in alcune occasioni (55%).

Chi passa l’esame?

Se si passa ai singoli leader politici, secondo gli italiani chi passerebbe un esame d’inglese delle scuole medie superiori? Nonostante nessun politico passi l’esame a pieni voti, l’attuale Presidente del Consiglio sarebbe promosso per il 34% degli intervistati. Giorgia Meloni (19%), Silvio Berlusconi (17%) e Beppe Grillo (13%) sarebbero probabilmente rimandati a settembre. Bocciati invece Nichi Vendola (11%) e il leader del Carroccio Matteo Salvini (6%).

Le politiche linguistiche

Secondo lo studio di ABA English, per 9 italiani su 10 le politiche linguistiche a favore dell’insegnamento dell’inglese non sono sufficienti. I dati variano di poco se si tratta di insegnamento all’interno della scuola dell’obbligo (93% insufficienti; 7% sufficienti) o all’interno dell’università (86% insufficienti; 14% sufficienti).

Le colpe sono attribuite dall’85% del campione in egual misura ai governi di destra e di sinistra. Per il 9% i governi di entrambi gli schieramenti hanno realizzato buone politiche linguistiche, mentre se ne è occupata di più la sinistra per il 3% e di più la destra per il 2%.

La legge Buona Scuola

Gli italiani sembrano apprezzare le riforme introdotte dal governo con la legge Buona Scuola in materia linguistica. In particolare, la possibilità di usare il metodo Content Language Integrated Learning, ovvero l’insegnamento di alcune materie in lingua inglese. Il 61% degli intervistati ritiene che possa essere un metodo efficace per imparare l’inglese e il 33% lo ritiene utile anche se non sufficiente. Solo per il 6% l’introduzione di questo metodo non servirà a molto.

Oggigiorno l’inglese ha una grande importanza, non solo a livello economico ma anche politico come lingua franca nelle relazioni internazionali. Se i politici vogliono risalire nei sondaggi in questo caso non devono fare false promesse ma utilizzare facili strumenti come la nuova App di ABA English per imparare l’inglese con i film, già scelta da più di 800.000 italiani come metodo di studio per migliorare l’inglese quasi senza sforzo.

> Scarica Comunicato