Più della metà degli italiani studia inglese per lavoro

Un recente studio, realizzato dall’accademia online ABA English tra più di due milioni di alunni, rivela:

  •  Il 64% delle persone che studia inglese ha un lavoro
  • Le donne sono le più interessate a studiare inglese
  • 4 studenti italiani su 10 hanno più di 45 anni

 Milano, 23 febbraio 2015 – L’inglese fa sempre più parte della vita degli italiani, che giorno dopo giorno si preoccupano di parlarlo nel miglior modo possibile. Data l’attuale crisi economica, un buon curriculum e un alto livello di inglese sono essenziali per trovare un posto di lavoro in un mercato sempre più competitivo ed esigente. Un ampio studio di ABA English – accademia online specializzata nell’insegnamento della lingua inglese con una metodologia basata sui principi del metodo naturale – conferma questa tendenza.

 Secondo la recente ricerca fatta tra più di due milioni di studenti, il 55% degli italiani studia inglese per lavoro. Un numero sempre maggiore di studenti pensa che parlare una lingua straniera sia la chiave per una carriera di successo in un mondo globalizzato come quello attuale. Il lavoro non è però l’unica ragione che spinge gli italiani a studiare la lingua di Shakespeare, il 14% ammette di studiare per ragioni personali e, da popolo di viaggiatori, il 16% dichiara di studiare inglese per poter comunicare senza problemi in viaggio, il restante 15% per ragioni varie.

 Gli italiani, molto interessati a imparare inglese

Si parla spesso del basso livello di inglese che caratterizza l’Italia rispetto ad altri paesi dell’Unione europea, come per esempio la Germania. Lo studio segnala che solo il 17% delle persone che si iscrive a un corso di lingua non ha alcuna formazione precedente, mentre il 64% lo fa dopo aver mosso i primi passi a scuola. Il restante 19% afferma di aver già studiato inglese altrove (scuole di lingua, internet o lezioni private).

Davanti a questa mancanza gli italiani sono al lavoro per migliorare il proprio inglese e diventare più competitivi a livello internazionale. Lo dimostrano i numeri di ABA English che conta con quasi 400.000 studenti (il 16% nello studio presentato) nel Belpaese. Lo stesso si può dire per brasiliani (15,5%), spagnoli (14,5%) e francesi (10%). Altri paesi leader in questa classifica sono Messico (8%), Colombia (5%) e Canada (3%).

 L’inglese, un valore aggiunto nel mondo del lavoro

Avere un buon livello di inglese è il desiderio di milioni di italiani, consapevoli che possono restare fuori dal mercato del lavoro se non sono in grado di parlare la lingua fluentemente. Le aziende italiane sembrano apprezzare più che in altri paesi che i propri dipendenti parlino inglese, tanto che il 64% degli italiani che studia inglese ha un lavoro, contro la media generale del 56%. Inoltre, il 17% degli intervistati è alla ricerca di un’occupazione. Questi dati riflettono la relazione ancora più stretta tra il mondo del lavoro e la conoscenza dell’inglese in un paese in cui solo l’export si è mostrato in grado di resistere alla crisi economica. Il resto degli intervistati (17%) sta ancora studiando.

 Uomini o donne?

Nonostante le donne con incarichi direttivi siano molte di più che nel passato, siamo ancora lontani dalla completa equiparazione dei sessi. Sarà per questo che le donne si preoccupano di più per la propria formazione. Secondo il recente studio di ABA English il 53% degli italiani che studia inglese è donna e solo il restante 47% uomo. 

 Over 45, i nuovi studenti

Tendiamo a pensare che studiare inglese sia una cosa da giovani. Tuttavia, è sempre più comune vedere persone adulte imparare una nuova lingua che sia per motivi di famiglia – un figlio che vive all’estero – o semplicemente per un arricchimento culturale.

 Qualunque sia la ragione, i dati parlano chiaro: il 19% degli italiani che si iscrive a un corso di inglese ha almeno 55 anni, mentre il 24% ha già compiuto i 45. Il 23% di italiani che studia la lingua della Regina ha tra i 35 e i 44 anni, percentuale che scende al 20% tra i 25 e i 34 anni. Inaspettatamente, solo il 14% del totale ha meno di 25 anni.

 > Scarica comunicato